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Quando il web 2.0 non basta …


Questo è il primo di una serie di post che desidero dedicare ad un’esperienza di studio che sto vivendo in questi giorni e che merita qualche riflessione anche se un po’ disordinata.

La storia comincia qualche settimana fa quando, in un momento di esagerata sovrastima delle mie capacità di gestire impegni che Leopardi definirebbe “matti e disperatissimi”, ho deciso che avrei potuto riempire ulteriormente i mesi autunnali con un bel corso sul web 2.0. e le strategie collaborative.

Il corso in oggetto, amministrato online da un eccellente dipartimento di “Educational Technology” di una ottima università americana, ha subito colto il mio interesse così dopo aver superato lo scoglio della intricatissima “application” e aver salutato con la manina  uno stipendio mensile è iniziata la mia avventura americana.

A tre settimane dall’inizio del corso mi ritrovo a fare i primi bilanci tra aspettative iniziali e sviluppi inaspettati …cominciamo col dire che:  nell’ambiente online dedicato alle attività del corso interagiscono (o sarebbe meglio dire “compaiono”):

4 studenti – 3 nordamericani + la sottoscritta

1 instructor – inglese

1 figura il cui ruolo non è specificato ma che potrebbe essere riconducibile a quello di un tutor – nordamericano

1 fantasma – di cui ovviamente non conosco né il ruolo né la nazionalità

Si potrebbe dire una fortuna, una classe poco numerosa seguita da ben 2 persone! E’ quello che ho pensato anch’io, i primi giorni, prima di rendermi conto che anche 4 persone possono crearti grossi problemi di “disorientamento”!

Cominciamo con l’affrontare il tema: “comunicazione”.

Uno degli studenti più attivi ha deciso che io non esisto o meglio,  tenta (invano) di mortificare la mia presenza seguendo una doppia strategia:

1. fa finta di non capire cosa dico e lo esprime con affermazioni del tipo: “Non credo di aver afferrato esattamente quello che vuoi dire…” oppure “Se ho capito bene quello che vuoi dire…” oppure “forse sono io che non capisco….” Ora partendo dal presupposto che il mio inglese non è certo perfetto ma anche che il nostro argomentare non riguarda i trattati filosofici sui massimi sistemi direi che l’aver conseguito un Master of Science in U.S.A. e un Certificate of Proficiency presso l’Università di Cambridge facciano di me una persona in grado di comunicare in inglese in maniera efficace….e invece NO, questa persona non mi capisce!

2. negli incontri sincroni settimanali fa di tutto per riempire le conversazioni di riferimenti culturali poco comprensibili per una persona che come me

– non vive in America,

– non guarda la televisione americana e

– non ama esprimersi usando acronimi.

 

Tali atteggiamenti potrebbero non essere così gravi se non fosse che la persona in oggetto è l’unica che partecipa alle discussioni e alle attività collaborative perché, non so se ve l’ho detto, questo corso utilizza diversi ambienti/strumenti del web 2.0 ed è focalizzato sull’analisi e sullo sviluppo delle dinamiche di social networking.

Ora, pensando alle opportunità offerte dalla moltitudine di strumenti per creare comunità di pratica o social networks e la facilità di interagire in modo sincrono e asincrono superando sia le distanze spaziali che di fuso orario mi chiedo: ma il web 2.0 è davvero in grado di superare le barriere culturali?

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  1. May 8, 2009 at 3:33 pm

    Cara Lauraeffe (o CorDeRosa, come preferisce), leggo solo oggi questo suo post. Di solito, non commento nei blog che leggo (temo che la mia anima 2.0 sia in qualche modo voyeur) ma questo volta vorrei fare un’eccezione e portare un piccolo contributo, da frequentatore del Web 2.0. Credo che mi succeda sia perchè mi aveva fatto piacere la sua citazione del mio libro, sia perchè – leggendola – ho scoperto che mi piace il suo blog ed anche che amiamo gli stessi libri.
    Il suo collega si inserisce in una legge fondamentale del 2.0 (e del social networking) che ho rilevato dopo accurati studi 🙂 e direi che recita più o meno così: “non importa quanti sforzi geniali gli uomini facciano per creare applicazioni a prova d’idiota, il Pianeta sforna sempre idioti migliori. Nella guerra al massacro in corso fra gli uomini ed il Pianeta, questa è purtroppo l’unica categoria in cui attualmente vinca il Pianeta.” Temo che questo dimostri inelluttabilmente il limite del 2.0 e tolga significato al mio ultimo libro. Vabbè, per fortuna è andato esaurito, sto scrivendo il prossimo. Un caro saluto a tutti voi, passerò a trovarvi, di tanto in tanto.
    Vito Di Bari

  2. lauraeffe
    May 10, 2009 at 6:36 pm

    Carissimo Vito, mi fa estremamente piacere il suo commento. Le faccio i miei migliori auguri per il suo prossimo libro!

    Laura Fedeli e la sua web 2.0 “flexible identity”
    😉 lauraeffe – CorDeRosa

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